Alla Radice. Personale di Silvia De Bastiani

Alla radice 1
Info: 
12 aprile - 11 maggio 2014 - Galleria Via Claudia Augusta Feltre (Piazza Maggiore)

Inaugurazione sabato 12 aprile, ore 18

Orari: Sabato e domenica di Pasqua: 16.00 - 19.00

Domenica e festivi: 10.30 -12.30 / 16.00 -19.00

 "Alle radice" il titolo scelto da Silvia De Bastiani per la mostra feltrina è una locuzione che molto spesso viene percepita e usata al negativo: debellare il male alla radice, situazione minata alla radice et sim.. Più raramente si pensa alla radice come base fondante, come essenza dell'essere. Per entrare nello spirito di questa mostra partiamo da una definizione che trova oggi giustificazione e chiave di lettura in grandi acquerelli che riproducono montagne e alberi e in opere più piccole (come fossero tanti particolari) che propongono radici e nidi con i loro intrecci composti e scomposti.


Pensando alle montagne può sembrare più difficile associare con immediatezza il principio della radice. Invece, è proprio dalle montagne, che ormai ben conosciamo nella produzione di Silvia De Bastiani, che dobbiamo partire. Sono per lo più cime che emergono come scenari ripuliti (per non dire scavati) dal vento e che quindi si presentano nella loro essenzialità. Levigati e sovrapposti sono conglomerati che assorbono, ma anche riflettono la luce. Una luce che segna le vette più alte come fossero delle parti di un monumento che potremmo smontare pezzo per pezzo. E qui Silvia fissa l'attimo subito dopo il passaggio del vento che ha levigato le rocce e pulito il cielo in modo da permetterci di godere di queste visioni che partono dalla realtà e sfociano nella fantasia.


In questa nudità cogliamo la fibra forte dei monti come radici che s'innalzano nel cielo di un corpo che si sviluppa proprio sotto i nostri piedi. Sono cime aguzze, dicevo, incidono l'orizzonte, creano lo spazio, insinuano voragini, crepacci e anfratti per misteri e magie composte a spicchi; sono come montagne di cristallo alle quali le trasparenze/ dissolvenze dell'acquerello infondono luminosità. Vi è il rosa delle dolomie, ma anche il bianco della neve, del gelo o del sogno di una montagna apparsa in una visione, colta in quell'attimo lì. In qualche grande tavola si innalzano delle cime inquiete e sono quelle in cui l'artista ha colto la loro essenza in pochi attimi, lasciando che i colori scivolino lungo il foglio creando un moto di tessitura. Certamente molti di noi si avvicinano a queste opere cercando di individuare i soggetti e dare loro un nome, magari associandoli ad un'esperienza personale. E' un atteggiamento piuttosto ricorrente, ma è altresì evidente che l'emozione di queste opere non passa tanto attraverso questa riconoscibilità, bensì esige di capire l'essenza dell'opera, senza volerla smascherare o, peggio ancora, sviscerare.


Altro approccio ci coglie davanti agli alberi, alle radici e ai nidi. Anche qui possiamo leggervi l'opera del vento, quel vento che ha messo a nudo l'essenza delle rocce, ora libera i rami dalle foglie secche e li intreccia, mette alla prova le radici, plasma a suo piacimento i nidi abbandonati. Continua a scolpire a suo modo, come prima, sempre a suo modo, faceva emergere la forma delle rocce. Qui si va alla radice per comprendere l'ostinazione e la resistenza degli alberi e la loro ricchezza di corpi naturali viventi per sé e per gli altri, in questo caso gli altri sono gli uccelli che vi nidificano. E ovunque domina la nitidezza, la pulizia. Troviamo solo un po' di foschia qua e là su alcune cime, c'è solo un po' di nebbia che s'insinua tra i rami. E' il limite della presuntuosa onnipotenza umana di voler imbrigliare tutti i segreti della natura, a volte anche violandola in forma irreversibile. Questa nebbia, come quella che possiamo intuire alla fine della nostra strada, come aveva scritto qualcuno, quella oltre la quale non riusciamo a vedere, quel limite che segna un passaggio... Anche qui la foschia, come parole non dette, qualcosa di rimasto sospeso e con cui prima o dopo occorrerà fare i conti.


Giovanni Trimeri  

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Silvia De Bastiani


Nata a Feltre, si diploma in pittura nel 2004 presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 2007 consegue la Laurea Specialistica in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia dove collabora anche fino al 2012 come assistente alla cattedra di Anatomia Artistica del Prof. M. Zocchetta. Dal 2008 è docente dei Corsi Liberi di Acquerello e Disegno all'Accademia di Belle Arti “G.B. Cignaroli” di Verona.
Ha esposto i suoi acquerelli in mostre personali e collettive in varie parti di Italia: dal Veneto a Milano da Torino a Catania, passando per le Marche, Roma e Frosinone. Le sue due ultime mostre personali si sono tenute nel 2012 a Belluno (Qui accade, a cura di Claudia Alpago Novello e Flavio Faoro, Palazzo Crepadona) e a Verona (Di roccia e di acqua, Spazioarte Pisanello, Fondazione Toniolo).
Vive ad Imer (TN).


http://www.silviadebastiani.it/

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